Il pensiero di un emigrante e' quello di un bambino, corso dietro alla barchetta di carta di giornale che, in un pomeriggio di sole cosi' limpido, ha abbandonato nei flutti di un torrentello di montagna.
E' la corsa sfrenata su un pascolo per aggirare una ripa scoscesa, e ritrovare ansanti la barchetta riposare nei riflessi azzurrini di una polla d'acqua al terminare di una cascata. E' lo sconforto di vedere quel puntino bianco lontano girare e rigirare su se stesso nelle grinfie di un flusso circolare, le giornate seduti su una pietra, in attesa che quel cesto di carta riprenda la corrente ai bordi di un fiume piatto e solitario.
E' il ricordo, cosi' distinto nella memoria e cosi' sfumato nel tempo, di quel giorno in cui decidemmo di lasciare che la nostra vita rovinasse in picchiata verso questi giorni, ci trascinasse aggrappati ad ammirare il mondo dal cielo.
sabato 4 dicembre 2010
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