domenica 26 settembre 2010

Un vecchio gioco

Sto cazzeggiando alla scrivania, cerchiamo di darci un tono impegnato, su. Certo che mi scappa una pipi' che.. Belle scarpe quelle, di fianco a quello a piedi nudi. Tra l'altro dovrebbero chiudere i banchi di fronte, mettere qualche pannello, praticamente vedo le mutande a tutte queste in prima fila. Non ci avevo mai pensato. Spostiamoci che e' meglio.

Ma io che ci sto a fare qui? A fare esperimenti con la gente? Voglio vedere cosa si pensa, o mi interessa di piu' cosa pensano loro di me? Ecco qui vicino alla finestra c'e' piu' luce, e poi vedo meglio il tipo li', il biondino, cento per cento non ha studiato un cazzo.

Ma io poi, qua a fare il poliziotto a un esame, e' un po' presto forse. Quanto tempo e' passato da quando li lanciavo io questi sguardi apparentemente disinteressati dai banchi? A guardare il soffitto e far finta di concentrarsi su una tasca della felpa? Controllare... E poi, non siamo piu' nemmeno in una canzone di Gaber, ora e' tutto post-. Certo sarebbe proprio antiquato realizzare che e' necessario controllare. Un'invasione di muffa soffierebbe nel cervello. Ma sembra divertente. Da qua gli vedo pure i bigliettini in tasca, spudorato. Tirali fuori adesso, eh, provaci.

Forse sto soltanto giocando un vecchio gioco. Che bisogna continuare a giocare. Mi sto distraendo pero'.

Non saprei nemmeno io che altro fare, magari un'idea ce l'avrei, ma come comportarsi? E poi sono gia' nervoso cosi', sarebbe tutto pure piu' confuso. Figurarsi per loro. Cia', passeggiamo un po' per i banchi...

1 commenti:

Mapo ha detto...

E bravo neo-prof!