mercoledì 28 aprile 2010

Frammenti Portoghesi

L'atmosfera e' luminosa ma l'aria e' leggermente pesante, densa di odori e di bagnata di intingoli. Mi sono seduto dalla parte sbagliata del tavolo, schiena alla partita e con gli sguardi dei presenti poco sopra il mio orecchio sinistro. Mi decido ad attaccare un formaggino di forma circolare, settanta centesimi, che mi invita all'antipasto, mantre lancio occhiate sui tavoli circostanti, in cerca di una traduzione delle varie e originali parole che trovo sul menu.

Ecco che entra un vecchietto canuto, quasi invisibile, nanificato dall'eta'. Apparentemente non ha bisogno di dir nulla alla cameriera, che e' anche cuoca e barista e probabile madre dell'altro cameriere, ma sorride, e si siede dove indicato con un gesto. Rimane per un po' immerso tra le spalline della giacca e il cappello, poi si toglie entrambi, e con un nuovo sorriso accoglie un piatto di sardine e di riso. E' a casa sua.

Siccome non riesco a non trattenere note politico-polemiche mi trovo costretto a interrompere la poesia del momento, andando un po' indietro nel tempo a ripescare questa notizia. Adotta un anziano: la societa' non ha piu' posto per loro, non sa dove metterli. Avevo la sensazione che in Portogallo mi sentissi in una vecchia casa, ma pur sempre casa mia, come se rappresentasse il nostro paese un po' di anni fa. E da buon matematico quando ho due punti nel tempo so che si puo' tracciare una retta, che approssimi l'andamento del fenomeno e dia un'idea della direzione futura: punta all'angolo opposto della convivialita' e di un posto garantito nel ristorantino sotto casa.

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