sabato 20 marzo 2010

Somewhere, Spring 2010

Ritorna sempre in mezzo la coerenza. Mi chiedo se la piena realizzazione di un uomo sia solo l’essere coerenti. Spesso mi sembra che sia l’unico modo possibile per vivere una vita che potrà poi essere chiamata degna di tal nome. Altre volte mi sembra l’ultima cosa a cui pensare, mi sembra che sia irraggiungibile per mia natura, non ho una mente così razionale da essere coerente, o forse nella sua irrazionalità, nella sua istintività è già coerente di per se. Per cui non dovrei nemmeno cercare questa strana parola. Ma allora dove sta la realizzazione di un uomo? Cosa caratterizza una vita perché possa veramente essere chiamata vita? Non dico l’immortalità del proprio ricordo, sono giovane, è l’ultima cosa che mi interessa, ma il poter dire tra quarant’anni di aver vissuto veramente.

E’ forse l’essere sempre presenti ed attivi? Non penso. Si può essere sempre pieni di impegni ma non vivere bene.

Sta nel fare solo quello che mi piace? O nel fare il bene per tutti? O nella giusta via di mezzo? Di solito sceglierei la giusta via di mezzo ma stavolta mi pare solo una scelta di comodo.

Sta nella religione? L’uomo non può sapere come realizzarsi veramente e così deve rifugiarsi in qualcosa di superiore a lui? Con tutti quei misteri, quelle incertezze che solo una forte fede può supportare. Neanche questa via mi pare buona. E pur credendo che dopo la morte qualcosa c’è di sicura penso che la nostra realizzazione non sia solo là ma anche e forse soprattutto qua.

Sta in terra? Sta in cielo? E’ dentro di me? Ecco, è dentro di me che devo cercare. O forse è dentro di me che devo trovare colui che si realizzerà. La persona che tra quarantanni dirà: “bene, ho vissuto” vive dentro di me. Devo solo trovarla, accudirla e farla crescere. Lanciarla in società con una buona campagna pubblicitaria. E poi lasciare che si impossessi di me, o meglio dato che quella persona è me stesso, lasciare che io esca, diventi e rimanga sempre e comunque io.

Gessate, Primavera 2001

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